Curcuma ed Epatite: Tanto rumore per nulla

Tanto rumore per nulla, citando una celebre commedia Shakespeariana, potrebbe essere anche il titolo della vicenda tragicomica verificatasi di recente, che ha coinvolto alcuni prodotti a base di curcuma creando un certo allarme (o allarmismo) tra i consumatori abituali di questa pianta, in tutte le sue varianti. In breve, alcuni casi di epatite colestatica sarebbero stati diagnosticati, in un arco di tempo relativamente ristretto, in pazienti che assumevano integratori a base di curcuma.

 

Il Ministero ha sospeso la vendita degli integratori a base di curcuma di cui i pazienti facevano uso, compiendo, sì, un atto responsabile, sebbene forse affrettato. La misura così repentina è stata interpretata dalla popolazione come un vero e proprio grido d’allarme, anche a causa dei toni enfatici e catastrofici adottati dalla stampa e dai siti più o meno competenti nel diffondere la notizia. Ciò ha spinto i lettori a credere che vi fosse un legame diretto tra la curcuma e l’epatite riscontrata nei pazienti, riducendo quella che, fino a un minuto prima, veniva descritta come una sostanza dalle innumerevoli proprietà a una sostanza pericolosa, degna di occupare le posizioni più alte nelle black list delle peggiori sostanze nocive in circolazione.

 

I primi accertamenti da parte degli esperti del Ministero della Salute hanno dimostrato come non vi fossero contaminazioni né nei prodotti venduti, né nella materia prima degli stessi, giungendo di fatto a concludere che l’insorgere della malattia fosse da attribuirsi a una “predisposizione soggettiva” di alcuni pazienti, particolarmente soggetti a calcolosi biliare, o con alterazioni in corso a carico della funzione epato-biliare.

 

La curcuma è una sostanza largamente utilizzata, sia in polvere (è tipica di alcune cucine orientali), ma in larga parte anche come integratore alimentare, e i casi di effetti collaterali e rischi della curcuma evidenziati dalla ormai ricca letteratura scientifica sono prossimi allo zero.

 

È proprio per questo motivo che ci si sarebbe quantomeno aspettati che dagli esperti venisse, in prima battuta (o contemporaneamente alle analisi del prodotto), un’approfondita verifica e analisi delle cartelle cliniche dei singoli pazienti, da incrociare con i dati raccolti in merito al prodotto.

In questo modo, si sarebbe giunti alla medesima conclusione stabilita dalle successive indagini del Ministero, solo in maniera più rapida, netta e senza improvvisare un legame inesistente tra curcuma ed epatite; legame che, di fatto, ha poi dato vita a una vera e propria campagna pubblicitaria sine culpa che ha minato gratuitamente, e in modo pesante, la fiducia dei consumatori.

 

Nel frattempo, i fantomatici rischi della curcuma sono stati smentiti, ma i rischi e le conseguenze della psicosi da ‘curcuma ed epatite’ continuano a fare effetto, e non si sa ancora quanto tempo dovrà passare prima che tutti i (vecchi e nuovi) consumatori possano consapevolmente ritornare ad assumere, in tutta tranquillità e senza ombra di sospetto, questa innocua sostanza.

 

Riportiamo qui di seguito la circolare del Ministero.

Integratori alimentari contenenti estratti e preparati di Curcuma longa

 

A seguito delle indagini condotte sui casi di epatite colestatica segnalati dopo l’assunzione di integratori alimentari contenenti estratti e preparati di Curcuma longa, e, in un caso, dopo il consumo di Curcuma in polvere, il gruppo interdisciplinare di esperti appositamente costituito e la sezione dietetica e nutrizione del comitato tecnico per la nutrizione e la sanità animale hanno concluso che, ad oggi, le cause sono verosimilmente da ricondurre a particolari condizioni di suscettibilità individuale, di alterazioni preesistenti, anche latenti, della funzione epato-biliare o anche alla concomitante assunzione di farmaci.

Gli eventi segnalati hanno coinvolto preparati ed estratti di curcuma diversi tra di loro e si sono verificati dopo l’assunzione di dosi molto variabili di curcumina, anche se nella maggior parte dei casi il titolo di tale sostanza era elevato e spesso associato ad altri ingredienti volti ad aumentarne l’assorbimento.

Le analisi effettuate sui campioni dei prodotti correlati ai casi di epatite hanno escluso la presenza di contaminanti o di sostanze volontariamente aggiunte quali possibili cause del danno epatico.

Dall’esame dei dati della letteratura scientifica e dalle informazioni fornite dagli altri Stati membri, sono emerse segnalazioni di casi di epatiti acute ad impronta colestatica correlati all’uso di estratti di curcuma anche in altri Paesi.

Pertanto, alla luce di tali conclusioni, si è deciso di adottare una specifica avvertenza per l’etichettatura degli integratori in questione, volta a sconsigliarne l’uso a soggetti con alterazioni della funzione epato-biliare o con calcolosi delle vie biliari e, in caso di concomitante assunzione di farmaci, ad invitare comunque a sentire il parere del medico.

Per la curcuma in polvere, considerando la storia e le dimensioni del consumo come alimento, non sono emersi elementi per particolari raccomandazioni.

La situazione continuerà ad essere seguita con attenzione in relazione all’emergere di eventuali nuovi elementi o dati scientifici da considerare al fine di tutelare la sicurezza dei consumatori.

 

Ministero della Salute 26/7/2019

 

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